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| Only Five minutes. Promised? - Solo cinque minuti. Promesso? |
Ed ogni volta succede la stessa cosa. Cinque minuti si trasformano in dieci, poi in venti, poi in trenta - a volte, finiscono per diventare 45. Ed io non mi stupisco piu' quando John viene a dirmi che e' da piu' di un'ora che racconto storie a Tronk!
Eppure e' cosi' difficile prendere in mano un libro e cominciare a leggere dopo una giornata intensa passata con un bambino di due anni. Dopo che ho sentito i suoi pianti, che l'ho fatto giocare, l'ho fatto mangiare, gli ho fatto fare il numero uno (pipi'), il numero due (cacca) e tutti i numeri che ci stanno in mezzo, gli ho fatto rimettere a posto le cose che non doveva prendere nella nostra camera da letto, l'ho fatto uscire, l'ho fatto saltare sulle ginocchie mentre scrivevo emails in tono formale, l'ho fatto dipingere mentre cucinavo, ho smesso di cucinare per andare a metterlo a dormire, ecc. E' difficile, a volte quasi impossibile, riuscire ad assumere di colpo quel ruolo di cantastorie immacolato. Ma poi succede che quella mezzoretta/45 minuti passate insieme a leggere - mi impongo sempre un minimo di due libri - con lui che mi guarda con occhi spalancati, con lui che ascolta attentamente quello che gli racconto, con lui che commenta "Pesce Toto'!" non appena vede il pesciolino rosso, di secondaria importanza alla storia ma di cui si ricorda il nome, con lui che sorride e ridacchia quando vede le api che fanno pick! diventa un momento speciale tra me e lui, quasi un rito di trapasso dal giorno caotico con lui sveglio alla calma sacra della sera con lui angelico che fa la nanna, che raramente mi pesa, neppure quando o per l'influenza o per la sniffata letale di polline della mia zona, mi viene la voce di Dracula. Qualsiasi lo stato d'animo, la stanchezza, il malessere o la scojonata del giorno, so sempre che leggere quei due o tre libri a Tronk prima della nanna e' uno dei regali piu' grandi che gli posso fare. Mi basta questo pensiero per continuare a farlo.
Cosi' il mio bimbo impara l'italiano e questo per me non e' una cosa da poco! E poi la lettura delle fiabe, dei racconti e delle poesie e' sempre stata, fin dai tempi antichi, l'unico modo per entrare in contatto con le emozioni dei piu' piccoli - nei tempi antichi, persino per iniziarli alla vita adulta! E' quel contatto che molti oggi lamentano di non avere. Forse per questo non ho ancora imparato a guardare l'orologio quando leggo le fiabe a Tronk.
Alcuni scienziati parlano del valore educativo e terapeutico del raccontare ed inventare storie. Educativo perché induce il bambino ad accostarsi alla realtà, osservando ciò che accade senza sentirsi troppo coinvolto. Terapeutico perché, attraverso l’osservazione creativa della realtà, il bambino sperimenta emozioni nuove, o familiari, mantenendo la giusta distanza che lo aiuta a rafforzare la propria identità. E ci avranno pure ragione sti scienziati, no?
Giudicatemi all'antica o come vi pare ma secondo me accorciare, registrare o trascurare un momento cosi' speciale con il proprio bambino mi sembra di mettere il ruolo di mamma in cantina. Detto questo, c'e' una canzone che ascoltavo da bambina e che forse sa spiegare questo concetto meglio di me:
Giudicatemi all'antica o come vi pare ma secondo me accorciare, registrare o trascurare un momento cosi' speciale con il proprio bambino mi sembra di mettere il ruolo di mamma in cantina. Detto questo, c'e' una canzone che ascoltavo da bambina e che forse sa spiegare questo concetto meglio di me:
C'era una volta un mondo un po' migliore
piu' cose vere, meno televisione
c'erano le fiabe, quelle che tu
da qualche tempo non mi racconti piu'...
Once upon a time there was a better world
more true things, less TV
there were the fairy tales, the ones that you
in the last period or so you don't tell me anymore...
Il fatto e' che, rispetto alle nostre mamme, nonne o bisnonne, mi sono resa conto che io proprio non ci ho i cojoni per dire no al secondo, a volte al terzo, a volte al quarto libro. Certo che pero' io John a volte lo ammiro. Lui, quando rimane solo con Tronk, alle 7 in punto precise, prende un libro (quello piu' sottile che trova), lo legge senza ulteriori commenti, dice buonanotte, chiude la luce ed esce dalla camera di William, senza il minimo senso di colpa. Io non ce la faccio.
Il fatto e' che, rispetto alle nostre mamme, nonne o bisnonne, mi sono resa conto che io proprio non ci ho i cojoni per dire no al secondo, a volte al terzo, a volte al quarto libro. Certo che pero' io John a volte lo ammiro. Lui, quando rimane solo con Tronk, alle 7 in punto precise, prende un libro (quello piu' sottile che trova), lo legge senza ulteriori commenti, dice buonanotte, chiude la luce ed esce dalla camera di William, senza il minimo senso di colpa. Io non ce la faccio.

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